Studio Legale DG & Associati

“Non voglio un avvocato che mi dica quello che non posso fare.
Lo assumo perché mi suggerisca come fare quello che voglio.”
P. Morgan

Lo Studio

Studio Legale DG & Associati a Milano Avv. Davide Granada

Lo Studio Legale DG & Associati prende il nome dall’Avv. Davide Granata, abilitato all’esercizio della professione e iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano.

Lo Studio offre assistenza legale e attività di consulenza a persone fisiche e giuridiche, italiane e straniere, prevalentemente nelle materie del diritto penale e del diritto civile.

Lo Studio DG& Associati, composto dall’Avv. Davide Granata e dai

Lo Studio Legale DG & Associati prende il nome dall’Avv. Davide Granata, abilitato all’esercizio della professione e iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano.

Lo Studio offre assistenza legale e attività di consulenza a persone fisiche e giuridiche, italiane e straniere, prevalentemente nelle materie del diritto penale e del diritto civile.

Lo Studio DG& Associati, composto dall’Avv. Davide Granata e dai suoi collaboratori, opera mediante una struttura snella e dinamica e ha come mission quella di offrire ai propri clienti un servizio di qualità, attento alle esigenze del cliente, improntato alla comunicazione e alla trasparenza.

Nello svolgimento della propria attività professionale, lo Studio vanta una solida rete di contatti con studi e professionisti dislocati nelle principali città italiane per garantire una assistenza completa al cliente.

suoi collaboratori, opera mediante una struttura snella e dinamica e ha come mission quella di offrire ai propri clienti un servizio di qualità, attento alle esigenze del cliente, improntato alla comunicazione e alla trasparenza.

Nello svolgimento della propria attività professionale, lo Studio vanta una solida rete di contatti con studi e professionisti dislocati nelle principali città italiane per garantire una assistenza completa al cliente.

Aree di Attività

Studio Legale DG & Associati a Milano Avv. Davide Granada
DG & Associati è uno studio legale, giovane e dinamico, con sede a Milano, che vanta quali propri valori principali
competenza, dedizione, trasparenza nonché attenzione al cliente e alle sue necessità
  • Reati contro la persona e la famiglia
  • Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
  • Reati contro il patrimonio
  • Reati contro la libertà individuale
  • Reati fiscali e tributari
  • Reati societari e fallimentari
  • Reati contro la p.a.
  • Responsabilità amministrativa da reato degli enti ex D.LGS 231/01
  • Reati in materia di stupefacenti
  • Reati ambientali
  • Misure di prevenzione
  • Recupero crediti
  • Diritto di famiglia e A.D.S.
  • Contrattualistica
  • Materia Successoria
  • Diritto assicurativo e infortunistica stradale
  • Diritto societario
  • Assunzione lavoratori extraUE mediante procedura “carta blu”
  • Richiesta permesso di soggiorno famigliare per convivenza more uxorio
  • Domanda di rilascio della cittadinanza italiana
  • Domanda di rilascio e/o rinnovo del permesso di soggiorno

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Studio Legale DG & Associati a Milano Avv. Davide Granada

Siamo pronti ad assistervi. Studio Legale DG & Associati. Avv. Davide Granata, P. IVA 08447990964

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Le ultime News

Dicembre 28, 2023Il permesso di soggiorno per residenza elettiva può essere richiesto dai cittadini extraUE che intendano stabilirsi in Italia e godano di risorse economiche sufficienti a mantenersi autonomamente e senza esercitare alcuna attività lavorativa. Il reddito minimo richiesto dalla legge che lo straniero deve soddisfare ai fini dell’ottenimento del visto per residenza elettiva è pari a 31.000 euro l’anno, per il singolo istante. IN QUALI CASI PUO’ ESSERE RICHIESTO La richiesta di permesso di soggiorno per residenza elettiva è consentita in diversi casi, che possono essere riassunti come segue: Il cittadino straniero in possesso di un visto per residenza elettiva ha diritto a fare ingresso in Italia, a condizione di poter dimostrare di avere risorse economiche sufficienti a mantenersi senza svolgere attività lavorativa, quali pensioni, vitalizi, proprietà immobiliari, o altre fonti di reddito diverse dal lavoro. È richiesta altresì la disponibilità di un’abitazione da eleggere a residenza; Il cittadino straniero, già titolare di un permesso di soggiorno per lavoro subordinato, autonomo o per motivi familiari, può richiedere la conversione del permesso di soggiorno, quando questo cessi di lavorare e diventi titolare di una pensione, di vitalizi o di rendite; Il cittadino straniero, familiare di cittadino comunitario, può richiedere il permesso di soggiorno per residenza elettiva qualora non rientri nella definizione di familiare di cittadino comunitario, ma ne dimostri la convivenza stabile o la parentela, sulla base di documentazione rilasciata dal paese di provenienza del cittadino UE prima del trasferimento in Italia; MODALITA’ DI RICHIESTA DEL PERMESSO E RELATIVA DURATA Il cittadino extra UE deve presentare domanda di permesso di soggiorno entro 8 giorni dall’ingresso in Italia e il permesso di soggiorno dura un anno, rinnovabile presso la Questura se permangono i requisiti.La domanda di rilascio del permesso di soggiorno per residenza elettiva è presentata con kit postale, allegando tutta la relativa documentazione attestante il possesso dei requisiti richiesti.Una volta accolta la domanda, il permesso di soggiorno si ritira in Questura, previa attestazione della documentazione relativa alla polizza sanitaria stipulata valida per tutta l’area Schengen e che abbia una copertura assicurativa minima di 30.000 euro e una durata minima di 30 giorni. TERMINI PER RILASCIO DI PERMESSO DI SOGGIORNO ILLIMITATO/CITTADINANZA ITALIANA Dopo il quinto anno è possibile richiedere il permesso di soggiorno di lungo periodo (ex carta di soggiorno). Dopo dieci anni dall’inizio della residenza in Italia sarà possibile presentare la domanda per la concessione della cittadinanza italiana. COSA FARE IN CASO DI RIGETTO DELLA DOMANDA DI PERMESSO L’eventuale provvedimento di rigetto della domanda di permesso di soggiorno per residenza elettiva da parte della Questura competente può essere impugnato al Tribunale Amministrativo Regionale con ricorso da notificare entro 60 giorni, salva la possibilità di presentare ricorso gerarchico al Prefetto competente. [...]
Dicembre 6, 2023IL CASO B.N. veniva processato per il reato previsto dall’art.570 comma 2 codice penale poiché, dopo la separazione dalla compagna F.Z., violava gli obblighi di natura economica inerenti alla propria responsabilità genitoriale nei confronti del figlio minorenne. Gli veniva contestato di non pagare regolarmente l’assegno di mantenimento dovuto per il figlio minore, che è ciò che scriveva in denuncia F.Z. A fronte della contestazione, B.N. si riteneva assolutamente innocente, ritenendo di poter dimostrare tramite testimoni e documenti di aver sempre versato il mantenimento in contanti alla ex compagna. E così B.N. decideva di essere processato in rito ordinario. L’istruttoria dibattimentale, costituita dall’esame della parte offesa (ex compagna), dell’imputato B.N. e di due testimoni, consentiva di accertare che l’assegno di mantenimento era sempre stato corrisposto, al contrario di quanto affermava in denuncia F.Z. Il Tribunale di Milano, a conclusione del processo, pronunciava nei confronti di B.N. sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”, sentenza poi diventata definitiva. E proprio all’esito del processo B.N. manifestava l’intenzione di denunciare la ex compagna F.Z. per il reato di calunnia. LA NORMATIVA Il reato di calunnia consiste nell’incolpare un’altra persona di aver commesso un reato, pur sapendola innocente. La calunnia nel nostro ordinamento è disciplinata dall’art. 368 del codice penale, che sancisce che chiunque, con denuncia, querela, richiesta, istanza anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’Autorità Giudiziaria o ad un’altra Autorità, incolpa qualcuno che sa essere innocente di un reato, oppure simula a suo carico tracce di un reato è punito con la reclusione da due a sei anni. Si può quindi distinguere una duplice possibilità di configurazione del reato: la prima è la calunnia formale, se il reato è stato effettivamente commesso, e l’accusatore incolpa un innocente; la seconda è invece una calunnia materiale, se le tracce di reato sono state simulate. Le tracce in questione possono consistere sia in segni o indizi materiali, sia in segni sulla persona del denunciante o su altri, e dovranno inequivocabilmente essere diretti a indicare il soggetto innocente, ma incolpato, come responsabile del reato. Il reato di calunnia si pone quindi ad impedire che l’apparato giudiziario sia attivato inutilmente. L’articolo del codice penale aggiunge inoltre che la pena viene aumentata se ad essere incolpato è qualcuno per il quale la Legge stabilisce la pena della reclusione superiore a dieci anni o un’altra pena più grave.Se invece dal fatto deriva una condanna alla reclusione superiore a cinque anni, la pena varia da quattro a dodici anni e se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo la pena varia da sei a venti anni. Infine si precisa che il reato di calunnia è procedibile d’ufficio con competenza del Tribunale in composizione monocratica. IL PROCEDIMENTO PENALE PER CALUNNIA B.N. provvedeva quindi a denunciare F.Z. per il reato di calunnia, per averlo incolpato di un reato che non aveva commesso. F.Z. infatti aveva scritto nella propria denuncia di non aver ricevuto l’assegno di mantenimento per il figlio minore, ben sapendo di averlo in realtà ricevuto, e ciò per un periodo di circa 10 mesi. Al termine delle indagini preliminari il P.M. titolare del fascicolo emetteva avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p. contestando a F.Z. la violazione dell’art. 368 codice penale. Successivamente il P.M. rinviava a giudizio F.Z. ed è attualmente in corso il dibattimento. B.N. si è costituito parte civile nel procedimento penale a carico di F.Z. al fine di chiedere che quest’ultima sia anche condannata al risarcimento dei danni in proprio favore, avendo sostenuto spese legali per difendersi e avendo dovuto affrontare un processo pur essendo innocente. [...]
Novembre 28, 2023IL CASO M.G. veniva condannata alcuni fa per vari reati di truffa ex art.640 c.p. uniti sotto il vincolo della continuazione, e la sentenza, dopo un passaggio anche in Corte di Cassazione, diventava definitiva. La stessa, dopo aver scontato interamente la pena prevista, si rivolgeva al nostro Studio avendo la volontà di ripulire la propria fedina penale, soprattutto per partecipare ad un concorso pubblico la cui ammissione non era consentita in presenza di condanne passate in giudicato, a meno che non fosse intervenuta la riabilitazione. LA NORMATIVA IN MATERIA L’Istituto della riabilitazione penale viene disciplinato dall’art.178 del codice penale, in cui si sancisce che “la riabilitazione estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna…”. Requisito fondamentale per chiedere la concessione della riabilitazione è che siano trascorsi almeno tre anni (otto per i recidivi aggravati, dieci per i delinquenti abituali) dal giorno in cui si è estinta la pena e il condannato abbia dato, nel tempo, prove effettive di buona condotta.   Lo stesso non deve quindi aver commesso altri reati, oltre ad aver pagato le spese di giustizia relative al processo penale (spese processuali ed eventuali spese di mantenimento in carcere) e l’eventuale somma per il risarcimento del danno laddove previsto in sentenza. In presenza di tutti i requisiti di legge, l’istanza di riabilitazione può essere depositata dal soggetto condannato o dal difensore di fiducia (munito di apposita nomina), rivolta al Tribunale di Sorveglianza competente secondo il luogo di residenza dell’interessato. L’istanza di riabilitazione deve inoltre essere corredata dai seguenti documenti: documento di identità e documentazione riguardante l’eventuale risarcimento del danno corrisposto. Consigliabile è anche la produzione della sentenza di condanna per la quale si domanda la riabilitazione. Si precisa infine chel’art. 179 c.p. prevede due condizioni ostative alla concessione della riabilitazione: la prima è costituita dalla circostanza che il condannato sia stato sottoposto a misura di sicurezza diversa dall’espulsione dello straniero dallo Stato o dalla confisca ed il provvedimento non sia stato revocato; la seconda consiste nel mancato adempimento delle obbligazioni civili derivanti dal reato, in assenza della prova da parte del condannato di essersi trovato nell’impossibilità di adempierle. LA SOLUZIONE Pertanto, in seguito ad uno studio approfondito del caso, recuperata la documentazione inerente il regolare pagamento delle spese processuali e del risarcimento del danno, veniva predisposta un’istanza per la riabilitazione penale, avendo la cliente i requisiti previsti per avanzare tale richiesta. La stessa ha infatti ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza competente il provvedimento di riabilitazione, in tempo utile per partecipare al concorso pubblico, potendo dichiarare nella relativa autocertificazione di aver riportato una condanna penale e di aver ottenuto la riabilitazione sulla stessa. [...]
Luglio 21, 2023Il casoP.B. incarica lo Studio per presentare querela nei confronti di R.C. per il reato di cui all’art. 570 c.p. perchéomette di versare il mantenimento stabilito dal Tribunale in sede civile per i due figli minori A. e F. da ormai8 anni.Viene pertanto preparato e depositato apposito atto di querela nei confronti di R.C. e la Procura dellaRepubblica di Milano, concluse le indagini, dispone la citazione a giudizio nei confronti di R.C.R.C. decide di essere giudicato in rito ordinario. Le norme in materiaL’art. 570 c.p. prevede che chiunque si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilitàgenitoriale, alla tutela legale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con lamulta da centotre euro a milletrentadue euro.Queste stesse pene si applicano anche a chi, come appunto nel nostro caso, dilapida i beni del figlio minoreo del coniuge oppure fa mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori, ai genitori o al coniuge. Il dibattimentoNel corso del dibattimento P.B., costituitasi parte civile al fine di chiedere il risarcimento dei danni, spiega alGiudice la propria situazione economica, che non consente di provvedere al sostentamento della famiglia,necessitando quindi di aiuti economici da parte dei genitori, soprattutto per il pagamento di rettescolastiche e mensa di entrambi i figli minori.Anche R.C. decide di rendere esame in dibattimento e spiega al Giudice di essere andato incontro a graviperdite finanziarie, di non svolgere attività lavorativa e di essere in cerca di lavoro. L’esito del processoCome difesa di parte civile si chiede che R.C. sia condannato alla pena ritenuta di giustizia e sia condannatoal risarcimento dei danni in favore di P.B., pari al mantenimento arretrato e non corrisposto.L’avvocato di R.C. chiede l’assoluzione.Il Giudice alla fine condanna R.C. per il reato di cui all’art. 570 c.p. alla pena di mesi 3 di reclusione,condannandolo altresì al risarcimento dei danni in favore della parte civile, da liquidarsi in un separatogiudizio civile, oltre a una provvisionale immediatamente esecutiva di Euro 15.000. [...]
Luglio 14, 2023Il caso La società A. SRL, iscritta al registro delle imprese di Milano, si rivolgeva allo Studio per essere assistita nella valutazione della strada migliore per l’assunzione di alcuni lavoratori extra UE necessari per la continuità aziendale. In particolare A. SRL necessitava di figure specializzate, sia in ambito dirigenziale sia in ambito tecnico specialistico. La ricerca era altresì caratterizzata dalla massima urgenza e necessità di inserimento delle nuove figure, già individuate e residenti all’estero. Le norme in materia L’assunzione di lavoratori extra UE da parte di imprese con sede in Italia avviene sostanzialmente tramite due distinte procedure, il decreto flussi e la carta blu. In particolare la procedura “Carta Blu” consente di assumere lavoratori stranieri in Italia, altamente qualificati, i quali riceveranno poi dalla Questura di competenza (in base alla residenza del lavoratore) un permesso di soggiorno per Carta blu appunto, rilasciato dopo la stipula del contratto di lavoro presso lo Sportello Unico per l’immigrazione. La durata del permesso di soggiorno è biennale se il rapporto di lavoro è a tempo indeterminato mentre è di 1 anno se il rapporto di lavoro è a tempo determinato. La soluzione Dopo aver esaminato tutte le procedure possibili, lo Studio consigliava a A. SRL di assumere i lavoratori selezionati mediante la procedura “Carta Blu”, procedura peraltro che gode di una valutazione prioritaria in Prefettura. La domanda veniva presentata direttamente dallo Studio per conto del datore di lavoro, naturalmente dopo la verifica di sussistenza di tutti i requisiti richiesti dalle norme in vigore. In particolare il decreto legislativo 286/1998 all’art. 27 quater stabilisce i requisiti necessari per accedere alla procedura di rilascio della c.d. Carta Blu, che possono essere riassunti come segue: Possesso di un titolo di istruzione superiore, rilasciato dall’autorità competente nel Paese di conseguimento con indicazione del percorso di istruzione di durata almeno triennale e della relativa qualifica professionale superiore (dichiarazione di valore); Contratto di lavoro di durata almeno di 1 anno; Retribuzione offerta al lavoratore non inferiore a 24.789,00 euro lordi all’anno; Disponibilità di un alloggio per il lavoratore nel rispetto dei parametri di legge. Nel caso di A. SRL tutti i requisiti richiesti dalla norma erano pienamente sussistenti e la verifica preliminare aveva già dato esito positivo. La Prefettura concludeva poi positivamente l’iter di valutazione, rilasciando nulla osta in favore del lavoratore, che veniva trasmesso al medesimo affinché potesse chiedere il rilascio del visto di ingresso. Una volta entrato in Italia, veniva chiesto alla Prefettura di fissare l’appuntamento per la firma del contratto di lavoro presso lo Sportello Unico Immigrazione, alla presenza di datore di lavoro e lavoratore, occasione nella quale veniva altresì rilasciato il modulo per avanzare domanda di rilascio del permesso di soggiorno. Veniva quindi richiesto alla Questura il rilascio del titolo, regolarmente rilasciato per la durata di anni 2 trattandosi di contratto a tempo indeterminato. [...]
Giugno 19, 2023La società a responsabilità limitata semplificata (SRLS) è una tipologia di società di capitali introdotta nel nostro ordinamento a partire dal 2012. La sua disciplina è contenuta nell’art. 2463-bis c.c.  e sostanzialmente per “semplificata“ si intende che la società gode di costi iniziali più bassi rispetto alla SRL. CARATTERISTICHE PRINCIPALI Le caratteristiche principali della S.R.L.S. possono essere così riassunte: i soci possono essere solo persone fisiche e non giuridiche; l’atto costitutivo e lo statuto non possono essere modificati; il capitale sociale minimo è di 1 euro mentre il capitale massimo non può superare €9.999; il capitale deve essere interamente versato in denaro al momento della costituzione; non possono essere conferiti beni e/o servizi. MODALITA’ DI COSTITUZIONE La SRLS si costituisce dinanzi ad un notaio (rispetto alla SRL ordinaria non è dovuto l’onorario del notaio per l’atto di costituzione). Si dovranno però sostenere le spese e le imposte come nel caso delle SRL (diritti camera di commercio, costi del commercialista, ecc.). Devono quindi essere stipulati anzitutto lo statuto e l’atto costitutivo che contengono l’oggetto sociale (la descrizione dell’attività svolta) e che regolano il funzionamento della società. Questi documenti devono essere firmati dai soci in presenza di un notaio. Successivamente, sarà necessario iscrivere la società nel Registro delle Imprese entro 10 giorni dalla costituzione, richiedere il codice fiscale o la partita IVA e il codice ATECO, presentare la segnalazione certificata di inizio attività alla Camera di Commercio, e svolgere tutti gli adempimenti fiscali e burocratici necessario (libri sociali e contabili ecc.). VANTAGGI DELLA SRLS L’introduzione della SRL semplificata è avvenuta per favorire l’imprenditoria giovanile, dando la possibilità di creare una società con costi ridotti. Può quindi essere una soluzione ottimale per chi intende avviare un’attività con bassi investimenti iniziali, ma la SRLS presenta ovviamente alcuni limiti rispetto alla SRL ordinaria. Per esempio non è possibile nella SRLS modificare lo statuto e il ridottissimo capitale sociale comporta maggiori difficoltà nell’ottenimento di finanziamenti. La gestione della SRLS risulta invece del tutto equiparabile a quella di una SRL, non essendovi differenze nel calcolo delle imposte e del trattamento fiscale, dovendo presentare le medesime dichiarazioni dei redditi e il medesimo bilancio annuale. La principale differenza tra la SRL e la SRL semplificata riguarda quindi il momento della costituzione. [...]
Maggio 30, 2023Il caso F.S. viene fermato dai Carabinieri alla guida della propria autovettura e denunciato per guida in stato di ebbrezza, essendo stato rilevato un tasso alcolemico di 1,2 g/l. F.S. è incensurato e si rivolge allo Studio per essere assistito nel processo penale che consegue dalla guida in stato di ebbrezza. Le norme in materia La guida in stato di ebbrezza è un reato di natura contravvenzionale, sanzionato dall’art. 186 del Codice della Strada. Il conducente di un veicolo è considerato in stato di ebbrezza qualora il tasso alcolemico sia superiore a 0,5 grammi per litro, e in tal senso l’art. 186 comma 2 C.D.S. distingue tre fasce sanzionatorie differenti in base al tasso alcoolico riscontrato. 1° fascia – TASSO ALCOLEMICO TRA 0,5 E 0.8 G/L Ove il fatto non costituisca reato più grave, se il valore del tasso alcoolico risulta essere compreso tra 0,5 e 0,8 g/l, non è prevista una sanzione penale ma unicamente una sanzione amministrativa, che consiste nel pagamento di una somma da Euro 543 a Euro 2.170, oltre alla sospensione della patente (da parte del Prefetto) per un periodo dai tre ai sei mesi, 2° fascia – TASSO ALCOLEMICO TRA 0,8 E 1,5 G/L Qualora invece il tasso alcolico risultasse superiore a 0,8 g/l e fino a 1,5 g/l, tale condotta viene considerata penalmente punibile e la norma prevede una pena dell’ammenda da Euro 800,00 a euro 3.200 e l’arresto fino a 6 mesi, con sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno; 3° fascia – TASSO ALCOLEMICO SUPERIORE A 1,5 G/L Infine la terza e ultima fascia, che comprende un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, prevede un’ammenda da Euro 1.500 sino ad Euro 6.000, e l’arresto da sei mesi ad un anno, oltre alla sospensione della patente di guida da uno a due anni. Tuttavia, in questa terza ipotesi, se il veicolo appartiene a persona diversa dal conducente, la durata della sospensione della patente è raddoppiata. Infine è prevista la confisca del veicolo con cui è stato commesso il reato. Nel caso di F.S. si applicano quindi le norme previste per la 2° fascia poichè è stato riscontrato un tasso alcolemico di 1,2 g/l. La soluzione Viene quindi esposta la situazione a F.S. con le pene previste per il suo caso concreto. Trattandosi di persona incensurata, viene anzitutto suggerita a F.S. la possibilità di chiedere la sostituzione della pena che sarà comminata dal Giudice penale con lo svolgimento di lavori di pubblica utilità, come previsto dal comma 9 bis dell’art. 186 C.D.S. Vengono esposte anche le soluzioni alternative, che sono caratterizzate sostanzialmente dalla scelta tra Messa alla Prova, rito abbreviato, patteggiamento e rito ordinario. F.S. accetta di buon grado la possibilità di svolgere i lavori di pubblica utilità, non volendo sporcare la propria fedina penale, avendo compreso che il positivo svolgimento dei lavori di pubblica utilità comporta l’estinzione del reato, la riduzione a metà del periodo di sospensione della patente di guida e la revoca della confisca dell’autovettura. L’ESITO DEL PROCESSO A F.S. viene notificato decreto penale di condanna, che viene opposto con richiesta di giudizio abbreviato, allegando alla relativa richiesta la lettera di disponibilità rilasciata da un ente per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità. All’udienza il Giudice condanna F.S. alla pena di mesi 4 di reclusione ed Euro 1.000 di ammenda, convertiti nello svolgimento di lavori di pubblica utilità presso l’ente selezionato. [...]
Maggio 26, 2023Il caso A.L., cittadina russa e F.B. cittadino italiano, si rivolgono allo Studio per domandare quale sia la strada più corretta per poter consentire a A.L. di trasferirsi in Italia per convivere con F.B., al quale è legata già da 2 anni da relazione sentimentale. A.L. è cittadina extra UE residente all’estero mentre F.B. è cittadino italiano residente in Italia, ed entrambi desiderano andare a convivere, rimandando l’eventuale matrimonio ad un momento successivo. Le norme in materia Il permesso di soggiorno per motivi familiari è un titolo di soggiorno che può esser richiesto dai cittadini extra comunitari che intendono entrare in Italia, generalmente con un visto per ricongiungimento familiare, ossia qualora vi sia un famigliare regolarmente soggiornante nel Paese, all’esito del relativo iter in Prefettura.Qualora non vi sia un legame di sangue o di coniugio, è comunque possibile che trovi applicazione l’art. 3 comma 2 lett. b) del d.lgs. 30/2007, che, recependo la direttiva 2004/38/CE, riconosce pari diritto all’ingresso e relativo soggiorno del partner con cui il cittadino dell’Unione europea abbia una relazione stabile documentata anche mediante la registrazione della costituzione di convivenza di fatto. Per poter costituire e dichiarare una convivenza di fatto sono necessari alcuni requisiti, tra i quali essere maggiorenni ed essere uniti da legame affettivo di coppia. Il contratto viene redatto ai sensi della legge n. 76/2016, art. 50 e ss. in forma di atto pubblico o di scrittura privata, successivamente autenticata da un notaio o da un avvocato. La soluzione Dopo aver esaminato tutte le norme in vigore che regolano la materia, e tenuto conto anche dei pareri più volte espressi dai Comuni e dalle Questure nonché di alcune recenti pronunce dei Tribunali, si riferiva ad A.L. della possibilità di venire in Italia, con regolare visto turistico o equivalente, ed in Italia, dinnanzi a un Avvocato, stipulare un contratto di convivenza con F.B. Tale contratto deve poi essere registrato in Comune dall’Avvocato in qualità di pubblico ufficiale e contestualmente deve essere presentata domanda di residenza di A.L. e domanda di rilascio di permesso di soggiorno per motivi famigliari. A.L. provvedeva a fare entrambe le richieste; la Questura, alcuni mesi dopo la presentazione della domanda, convocava A.L. presso gli uffici del Commissariato per l’iter burocratico connesso al rilascio del titolo in qualità di convivente di F.B. Grazie al rilascio del titolo, anche il Comune accoglieva la domanda di iscrizione anagrafica, inserendo A.L. nel medesimo stato di famiglia di F.B. [...]
Maggio 15, 2023IL CASO E.L. e G.C., dopo oltre vent’anni di matrimonio decidono di separarsi. Nonostante i due abbiano deciso dunque di interrompere il matrimonio, a causa di una condizione economica che non permette a nessuno di loro di lasciare la casa familiare, le parti continuano temporaneamente a convivere. Il rapporto tra E.L. e G.C. è all’estremo della conflittualità, soprattutto per gli aspetti inerenti la prole, costituita da due figli minorenni. Tuttavia, il carattere remissivo di E.L. soccombe innanzi a quello estremamente più forte di G.C., la quale cerca di mettere in cattiva luce il marito, anche davanti ai figli, chiedendo poi nel ricorso di separazione giudiziale l’affidamento esclusivo dei figli. Poco tempo dopo a E.L. viene notificato avviso di conclusione delle indagini preliminari ai sensi dell’art.415 bis c.p.p., ove gli viene contestato il reato di maltrattamenti, asseritamente compiuto a danno della moglie e dei figli minori. Incredulo innanzi a tale notifica, E.L. contatta prontamente il proprio legale di fiducia, col quale inizia a pianificare una strategia difensiva al fine di dimostrare la sua assoluta innocenza. I PROFILI DI RILEVANZA PENALE A seguito della notifica dell’avviso di cui all’art.415bis c.p.p. si decideva di esperire – nel rispetto dei termini di 20 giorni dalla notifica dell’avviso – indagini difensive in favore di E.L., chiedendo che l’assistito venisse sottoposto a interrogatorio. In tale sede E.L. negava ogni addebito, ricostruendo i fatti in maniera diversa rispetto alla moglie e insistendo con forza per la propria assoluta innocenza rispetto al reato di maltrattamenti contestato. Allo stesso tempo si decideva di avvalersi dello strumento giuridico previsto e disciplinato dagli artt. 391 bis e ter c.p.p. che consente al difensore dell’indagato di raccogliere informazioni e dichiarazioni in ordine a circostanze utili a sostenere la propria strategia difensiva nel processo di merito. Vengono così escussi alcuni famigliari e conoscenti di entrambe le parti, i quali riportano una versione dei fatti del tutto compatibile con l’innocenza proclamata da E.L.  I risultati di tali indagini difensive, che ponevano in forte dubbio il racconto offerto dalla moglie e rafforzavano la versione resa dal marito, venivano in seguito depositati pochi giorni prima dell’udienza preliminare, così da poter entrare nel compendio probatorio che il Giudice deve tenere in considerazione ai fini della decisione. L’assistito decideva peraltro di non chiedere alcun rito alternativo e quindi veniva preparata l’udienza preliminare allo scopo di domandare l’emissione di sentenza di non luogo a procedere. In sede di udienza preliminare, il Giudice, a seguito delle conclusioni rassegnate dalle parti, preso atto della forte conflittualità delle parti motivata anche da ragioni economiche e inerenti la prole consequenziali alla separazione, ritenendo puramente pretestuosa la denuncia querela presentata da G.C., e dato atto inoltre di quanto emerso dalle indagini difensive, pronunciava sentenza di non luogo a procedere per la non sussistenza del fatto. [...]
Maggio 5, 2023IL CASO F.C., studente di 19 anni, organizza un picnic al parco con gli amici. Il gruppo decide che ognuno avrebbe portato qualche cosa. Chi cibo, chi bevande, chi posate… E così, una volta giunti tutti nel luogo stabilito, gli amici si rendono conto di non avere un coltello per tagliare le pietanze. Contattano così F.C., ritardatario, che, trovandosi ancora presso la propria abitazione, preleva un piccolo coltello da cucina da portare al picnic ed esce per raggiungere gli amici. Nei pressi del parco, alcuni operanti delle Forze dell’Ordine, ivi presenti per svolgere attività di controllo volta a contrastare l’attività di commercio di stupefacenti, incontrando F.C. procedere a passo spedito, munito di un piccolo borsello, lo fermano per sottoporlo a una perquisizione personale, all’esito della quale provvedono a redigere un verbale di sequestro del coltello rinvenuto ed al verbale di identificazione di F.C., il cui tentativo di fornire spiegazione agli operanti rimaneva del tutto inutile. PROFILI PENALI A seguito della redazione del verbale di identificazione e del sequestro del coltello, F.C. viene deferito in stato di libertà e pochi mesi dopo il fatto a F.C. veniva notificato decreto penale, col quale veniva condannato per il reato p. e p. dall’art.4 Legge 110/1975, che punisce coloro che, senza giustificato motivo portano fuori armi dalla propria abitazione o dalle appartenenze di essa. È chiaro come, nel concetto di armi, rientri pacificamente il piccolo coltello da cucina che F.C. portava con sè. Preoccupato, F.C. contattava subito il suo legale di fiducia al fine di esporgli i fatti. Il legale, dovendo procedere nel termine di 15 giorni dalla notifica ad opporre il decreto penale, decideva di svolgere prima una attività di indagini difensive ex art. 391 bis e ter c.p.p. In particolare veniva verbalizzata in forma integrale la deposizione resa da un teste relativamente ai fatti raccontati da F.C., testimonianza rivelatasi utile a confermare nel dettaglio la versione dell’imputato. Veniva così redatta e presentata opposizione a decreto penale, con richiesta di procedere nei confronti di F.C. mediante rito abbreviato condizionato all’acquisizione di quanto emerso dall’attività di indagine difensiva svolta. A fronte di ciò, e a seguito di dichiarazioni spontanee dell’imputato rese in sede di udienza, il Giudice per le indagini preliminari provvedeva ad assolvere F.C. con formula assolutoria piena e formula perché il fatto non costituisce reato. [...]
Maggio 5, 2023IL CASO P.V., una sera d’estate, si mette alla guida del proprio veicolo per recarsi ad una cena aziendale. Contro ogni aspettativa, trattandosi di zona molto trafficata, P.V. trova parcheggio proprio di fronte al ristorante. Spegne la macchina, chiude gli specchietti e si accinge a scendere dall’auto. Aprendo la portiera, tuttavia, P.V. non si avvede del ciclista che stava sopraggiungendo, travolgendolo. P.V., scosso e spaventato dall’accaduto, subito presta soccorso al ciclista, allertando immediatamente il 118. Il ciclista veniva trasportato all’ospedale più vicino, dove gli diagnosticavano una lesione giudicata guaribile in giorni superiori a quaranta. PROFILI PENALI A seguito di tale incidente e pochi mesi dopo il fatto, a P.V. veniva notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari di cui all’art.415 bis c.p.p., ove gli veniva contestato il reato previsto e punito dall’art. 590 bis comma 1 c.p., per aver cagionato, per sua colpa, una lesione personale grave, a seguito della violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale. Preoccupato, P.V. contattava subito il suo legale di fiducia, svolgendo la professione di consulente finanziario e non potendo sporcare la propria fedina penale. E così, esaminati gli atti del fascicolo processuale, il legale consigliava a P.V. di usufruire dell’istituto della Messa alla Prova, una forma di probation giudiziale che consiste, su richiesta dell’imputato, nella sospensione del procedimento penale per reati di minore allarme sociale, con svolgimento di lavori di pubblica utilità in favore di un ente. P.V. pertanto chiedeva di poter accedere alla Messa alla Prova e il Tribunale lo ammetteva, avendo P.V. nel frattempo provveduto al risarcimento del danno in favore della vittima del reato. Dopo lo svolgimento dei lavori, visto l’esito positivo degli stessi, il Tribunale pronunciava sentenza di non doversi procedere nei confronti di P.V. per essersi il reato estinto. [...]
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